Orzo

Il prodotto:

Nome scientifico: Hordeum vulgare

Nome in italiano: Orzo

Nome in dialetto: Orgiu

Sintesi:

È una pianta erbacea annuale, di altezza tra 60-120 cm. Il frutto è una cariosside pericarpo aderente al seme e un solco ventrale. Il colore è giallognolo.

Label: Antica coltivazione, antica produzione, in coltivazione.

ico-naturaNatura

Famiglia botanica: Graminacee
Stagionalità: da Ottobre a Dicembre
Tecnica colturale: Viene seminato in autunno ed è una specie rustica e adattabile, infatti l’orzo compete meglio con le infestanti e permette quindi un diserbo meno diffuso.. La raccolta deve essere tempestiva per la particolare fragilità della spiga.
Aspetto esteriore: Spighe formate da 6 ranghi di cariossidi di cui 4 riuniti in due coppie.

ico-culturaCultura del territorio

La storia ci dice che l’orzo è originario del Vicino Oriente, nell’area compresa nelle attuali Israele, Giordania, Siria e Anatolia. Probabilmente l’orzo è stato il primo cereale coltivato dall’uomo, alcune testimonianze parlano di antiche coltivazioni già presenti nel Neolitico. Pare che le varietà polistiche (con più cariossidi e ad alta resa) fossero coltivate già in Mesopotamia nel 7.000 a.C., mentre nel 5000 a.C. l’orzo era diffuso in Europa centrale e in Egitto nel 3.000 a.C. Fino al XV secolo era tra i cereali più diffusi per la produrre il pane. Pare i Messapi, che abitavano anticamente il Salento, dall’orzo fossero anche in grado di preparare le prime rudimentali birre. Una volta si mangiava quasi esclusivamente pane di orzo, perché la materia prima costava meno sul mercato e poteva essere usato dalla famiglia di contadini per la riserva di pane e frise. Solo una piccola parte di grano duro (una decima), di maggiore valore, veniva conservata dal capo famiglia e usata in rari casi. Da questa usanza nasce l’espressione “le frise te lu tata”, ossia “le frise del padre” per indicare quelle di grano duro, che il padre conservava per le occasioni speciali o per gli ammalati, a cui era destinato il boccone più buono. Infatti venivano fatte mangiare a chi stava molto male o in punto di morte, e da qui nacque il detto popolare stae a pane te ranu (“sta a pane di grano”), come per dire “sta quasi per morire”. Altri proverbi caratteristici derivano dalla tradizione popolare che accosta festività religiose ed eventi agricoli: Sciamu a Santu Marcu e poi vinimu, lu granu è ’ncannulatu e l’orgiu è chinu (Il giorno di San Marco il grano è giovane e l’orzo è pieno).
L’orzo macinato serviva alle donne per preparare pasta fresca, friselle, taralli ma anche caramelle curative per la tosse oppure abbrustolito e macinato serviva per fare una bevanda simile al caffè. Finiva anche direttamente nel piatto condito con sugo di pomodoro, con verdure cotte o con legumi.(orgiu stumpato -Orzo pigiato).

ico-nutrizionaliProprietà nutrizionali

L’orzo molto ricco di silicio è un alimento adatto all’alimentazione di ogni fascia d’età. Questo cereale apporta all’organismo una buona dose di fosforo, potassio, magnesio, ferro, calcio, vitamina PP e vitamina E. Molto facile da digerire, è altamente energetico e facilita la concentrazione e l’attività cerebrale. Le proprietà di questo cereale sono antinfiammanti e rinfrescanti per tutto l’apparato digerente, l’apparato respiratorio e le vie urinarie; utile al cervello e al sistema nervoso.

ico-profilosensorialeProfilo sensoriale

Profilo sensoriale frisa di orzo:
Potrebbe rientrare nella categoria dei brutti ma buoni. Mai fidarsi solo degli occhi, infatti, di per sé la frisa non si presenta alla vista in modo gradevole; di forma rotonda e a spirale, con una superficie grossolana e un’altra, che però è il dorso, più liscia e leggermente convessa; anche il colore non è particolarmente attraente, il marrone chiaro, quasi di tonalità senape e la superficie opaca rendono diffidente il consumatore poco esperto.
La sensazione tattile, apprezzabile con le mani, ci restituisce un effetto grattugia, perché la superficie è dura, compatta e rugosa ma, nello stesso tempo, quando proviamo a spezzarla con le mani, rivela la sua friabilità, e croccantezza e sprigiona all’olfatto un’intensa sensazione di tostatura, un chiaro profumo di cereali rustici, un aroma nettamente vegetale. Ed è qui tra l’olfatto e il gusto che la frisa sprigiona tutte le sue mascherate ricchezze: si sgranocchia sotto i denti frantumandosi in minuscoli frammenti che riempiono il palato più esigente di un gusto sapido e piacevole.

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2016-12-05T18:29:10+00:00

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