La perdita di biodiversità

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La perdita di biodiversità

Negli ultimi secoli si è verificato un forte aumento del numero delle specie estinte, coincidente con la notevole crescita demografica di una sola specie: l’homo sapiens. L’uomo è responsabile della scomparsa di molte specie, con le modificazioni introdotte nell’ambiente che riducono la disponibilità di habitat, con il diffondersi planetario dell’inquinamento e con la caccia (o pesca) di alcune specie selvatiche.
Solo nell’ultimo secolo si sono estinte trecentomila specie vegetali, che continuano ad estinguersi al ritmo di una ogni sei ore.
Il fenomeno desta grande preoccupazione nella comunità scientifica, senza però allarmare ancora a sufficienza l’opinione pubblica e i decision-makers. È ancora diffusa l’opinione che sarebbe più funzionale un mondo popolato dall’uomo e da un numero limitato di specie “utili”, selezionate per le loro caratteristiche “superiori” e protette dalla nostra tecnologia. Di fatto così è in molti agroecosistemi, dove la specie “utile” è quella coltivata, le altre, dai parassiti alle “infestanti”, sono specie nemiche da eliminare; le specie utili sono protette con la tecnologia (diserbo, antiparassitari, lavorazioni dei terreni), e con l’impiego dell’energia ausiliaria derivante dai combustibili fossili.

2016-06-22T09:19:26+00:00

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