La diversità di paesaggio ed il “disturbo moderato”

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La diversità di paesaggio ed il “disturbo moderato”

La diversità del paesaggio, non solo naturale ma anche agrario, rappresenta un valore che oggi deve diventare prioritario. Diversità di paesaggio significa diversità biologica, in quanto in un ambiente diversificato sono presenti più habitat e nicchie ecologiche in grado di ospitare specie di organismi differenti. Ricchezza e varietà di organismi significano a loro volta ricchezza e varietà di relazioni, di interdipendenze, di feed-back, che garantiscono all’ambiente una maggiore omeostasi, cioè un maggior controllo e stabilità. Questi principi sono stati compresi studiando l’ambiente naturale, ma valgono anche per l’agroecosistema e per l’ambiente urbano. In generale gli ambienti antropizzati eccessivamente uniformi sono sempre causa di forti squilibri ambientali.
Una frase di uno dei padri dell’ecologia scientifica, E. P. Odum, sintetizza in modo semplice e suggestivo quest’idea: “Il posto più piacevole e sicuro per vivere è quello che contiene una varietà di coltivazioni, di foreste, di laghi, di corsi d’acqua, di scarpate, di acquitrini, di spiagge e di luoghi deserti – in altre parole, una miscellanea di comunità di varie età ecologiche”

Non bisogna però pensare che la presenza e l’azione dell’uomo nell’ambiente sia sempre tesa alla riduzione della diversità e quindi deleteria. C’è una teoria ecologica di grande interesse, nota come teoria del “disturbo moderato”, che sostiene che la presenza di un disturbo moderato negli ecosistemi, come può essere quello di un’agricoltura rispettosa degli equilibri ambientali, provoca un aumento della diversità biologica, della complessità ecosistemica e della stabilità dell’ambiente. L’uomo quindi può avere un ruolo importante nella gestione dell’ambiente, in quanto la sua presenza, quella delle sue coltivazioni, del suo bestiame, dei suoi insediamenti abitativi, se inseriti nell’ambiente in un modo rispettoso, che valuti l’entità degli impatti antropici sull’ecosistema, può persino avere un effetto positivo.
Se ciò avveniva in passato, con l’agricoltura tradizionale e con le città legate principalmente al proprio territorio per il reperimento delle risorse, difficilmente avviene nella realtà odierna; è però importante essere coscienti del fatto che la strada da seguire è quella di un recupero di antichi modelli di gestione dell’ambiente antropizzato, in agricoltura come nella pianificazione urbanistica, da riproporre non tout-court, ma rivisti sulla base delle conoscenze e delle potenzialità tecnologiche del presente.

2016-12-15T10:05:12+00:00

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