La biodiversità delle specie agrarie

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La biodiversità delle specie agrarie

L’agricoltura e l’allevamento non sono stati altro che una scelta, tra l’enorme varietà di forme di vita presenti sul pianeta, di quelle specie ritenute più utili all’uomo e, successivamente, la selezione delle “forme” migliori in cui si esprime ogni specie. L’uomo però ha anche contribuito, nel corso dei secoli, alla selezione di centinaia di nuove cultivar vegetali e di razze animali, adatte per il tipo di agricoltura e di ambiente locali, aumentando quindi la diversità biologica. La presenza dell’uomo nell’ambiente non è sempre stata deleteria: la presenza di un disturbo moderato negli ecosistemi, come può essere quello di un’agricoltura rispettosa degli equilibri ambientali, provoca un aumento della diversità biologica, della complessità ecosistemica e della stabilità dell’ambiente.

L’enorme ricchezza di razze e varietà locali, però è andata progressivamente riducendosi con l’avvento dell’agricoltura intensiva, che ha scelto come criterio quasi esclusivo la produttività. La varietà locali, ben adattate al loro ambiente, sono state progressivamente sostituite da nuove varietà ed ibridi, che massimizzano la produzione, ed altri fattori quali la lunga conservabilità e l’idoneità ai trasporti, caratteristiche gradite al sistema moderno di distribuzione del cibo. Un analogo fenomeno ha riguardato le razze animali. Nel nostro Paese sono a rischio di estinzione, ad esempio, più di 1.500 varietà di frutta. Analoga sorte è riservata agli animali domestici: nell’ultimo sessantennio si sono estinte cinque razze di bovini, tre di caprini, oltre dieci tra ovini e suini, sette di equini e quattro di asini.
La perdita di varietà o razze locale è anche la perdita di sapori e tradizioni gastronomiche, spesso di mestieri tradizionali e di culture materiali, di sistemi agricoli sostenibili.

2016-12-15T10:05:12+00:00

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